Mercato dei data center: dati 2026 e prospettive

In questo studio vi presentiamo le ultime tendenze del mercato dei data center. Vi proponiamo un’analisi dell’evoluzione di questo mercato e un approfondimento su tre mercati specifici: Stati Uniti, Francia e Germania.

Mercato dei data center: dati 2026 e prospettive

Il mercato dei data center è in una fase di forte espansione. Tutti i giornali ne parlano. Impossibile ignorarlo. Oggi nel mondo si contano circa 12.000 data center, la maggior parte dei quali si trova negli Stati Uniti (4.000 operativi e 900 in costruzione a giugno 2026). In Francia sono stati censiti 352 siti nel 2026, il doppio rispetto al 2017. Dietro questi numeri emergono innovazioni tecnologiche, tensioni energetiche e questioni di sovranità digitale che stanno ridefinendo la geografia mondiale delle infrastrutture digitali. In questo articolo, il nostro istituto di ricerche di mercato ha raccolto gli ultimi dati disponibili per offrirvi un’analisi completa del mercato. Come vedrete, proponiamo una panoramica globale del settore, approfondendo al contempo tre mercati specifici: Stati Uniti, Francia e Germania.

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I punti essenziali

  • A giugno 2026 il mondo conta circa 12.000 data center. Di questi, 4.000 sono operativi negli Stati Uniti e altri 900 sono in costruzione.
  • Il consumo mondiale di elettricità di queste infrastrutture ha raggiunto 415 TWh nel 2024. Dovrebbe arrivare a 945 TWh entro il 2030, pari a un aumento del 165% tra il 2023 e il 2030.
  • In Francia sono stati censiti 352 data center nel 2026. Gli investimenti annunciati durante i recenti vertici strategici dedicati all’IA e all’industria ammontano a quasi 100 miliardi di euro.
  • Gli operatori statunitensi controllavano l’80% del mercato europeo nel giugno 2026.
  • La densità di potenza per rack è passata da meno di 1 kW prima del 2010 a 50-100 kW nel 2026. Secondo alcuni esperti, potrebbe raggiungere in futuro fino a 1 MW per rack.
  • In Germania, il principale mercato europeo, la capacità installata totale ha raggiunto 3,06 GW nel primo semestre del 2025, di cui il 72% concentrato a Francoforte.

Il mercato dei data center: dati principali

L’entità del cambiamento di scala diventa evidente osservando i dati nel tempo. Nel 2010, il data center costruito da Facebook a Prineville (Oregon) rappresentava un investimento di 200 milioni di dollari, con una superficie di 14.000 m² e una potenza di 30 MW, creando 35 posti di lavoro. Nel luglio 2026, un solo sito Meta in Alberta mobilita 9 miliardi di dollari e 270.000 m². Tra queste due date, due rivoluzioni tecnologiche hanno accelerato profondamente l’evoluzione del settore:

  • il cloud computing, che ha aumentato la densità di potenza per rack da meno di 1 kW a circa 15 kW;
  • l’intelligenza artificiale generativa, che l’ha portata a 50-100 kW nel 2026, con stime che arrivano fino a 1 MW per rack.

 

La crescita del fabbisogno di energia elettrica

Il consumo mondiale di elettricità dei data center ha raggiunto 415 TWh nel 2024, pari all’1,5% della produzione mondiale di elettricità. Entro il 2030 dovrebbe arrivare a circa 945 TWh, ovvero quasi il 3% del consumo mondiale. La domanda è destinata ad aumentare del 165% tra il 2023 e il 2030. Stati Uniti, Europa e Cina rappresentano insieme circa l’85% di questo consumo.

Il mercato mondiale delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale dovrebbe raggiungere 422,55 miliardi di dollari entro il 2029 (crescita annua del 44% tra il 2023 e il 2029). Le spese di investimento cumulative dei quattro maggiori acquirenti mondiali illustrano chiaramente questa tendenza (vedi tabella seguente).

AnnoSpese trimestrali cumulative (miliardi di $)Totale annuo stimato (miliardi di $)
2020da 22,1 a 32,9~109
2021da 30,4 a 39,0~138
2022da 36,5 a 40,4~155
2023da 34,9 a 44,9~153
2024da 47,3 a 79,7~250
2025da 76,9 a 127,6~415
Q1 2026132,9650 (previsione annuale)

Il solo primo trimestre del 2026 supera, in termini di investimenti, l’intero anno 2020.

I principali investimenti in Francia e in Europa

La Francia occupa il sesto posto a livello mondiale con 352 data center censiti nel 2026. Il vertice sull’IA del febbraio 2025 si è concluso con annunci di investimenti per un totale di 109 miliardi di euro. Nel giugno 2026, SoftBank ha annunciato ulteriori investimenti per 45 miliardi di euro, compresi tre nuovi siti nella regione Hauts-de-France. Alcuni giganteschi campus dedicati all’intelligenza artificiale nell’Île-de-France prevedono capacità superiori a un gigawatt, con investimenti di livello record.

A livello europeo, la vitalità del mercato è evidente anche nelle fusioni e acquisizioni. Nel 2025 queste operazioni hanno raggiunto circa 50 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al 2024. Il consolidamento del settore sta accelerando, con operazioni di acquisizione che ormai raggiungono regolarmente diverse decine di miliardi di dollari.


Un data center dedicato all’intelligenza artificiale consuma tanta elettricità quanto 100.000 famiglie.


L’impatto energetico e le sfide della sostenibilità

Un data center dedicato all’IA consuma approssimativamente la stessa quantità di elettricità di 100.000 famiglie. Si stima infatti che una richiesta assistita dall’intelligenza artificiale richieda circa dieci volte più energia rispetto a una ricerca tradizionale. In questo contesto, il mix energetico assume un’importanza fondamentale. Sebbene la produzione elettrica francese sia in gran parte decarbonizzata grazie alle centrali nucleari, nel 2025 il carbone copriva ancora il 30% del fabbisogno elettrico mondiale del settore dei data center. La rapida espansione dell’IA ha quindi un impatto significativo sulle emissioni di CO₂. Ecco alcuni dati relativi ai Paesi analizzati in questo studio:

  • Francia (2024): 8,16 TWh consumati dai data center situati sul territorio francese, ai quali si aggiungono 13,79 TWh importati per soddisfare gli usi digitali dei cittadini francesi, per un totale di 23,71 TWh.
  • Previsione Francia 2035: 105,25 TWh mantenendo invariata l’attuale traiettoria. La previsione comprende tutti gli usi digitali dei cittadini francesi, inclusi quelli ospitati all’estero, ed è ottenuta tramite un’estrapolazione lineare. Le stime del gestore della rete elettrica francese (RTE), basate esclusivamente sui progetti di connessione dei data center francesi, indicano invece un fabbisogno compreso tra 21 e 32 TWh entro il 2035.
  • Germania (2024): 20 miliardi di kWh consumati da 529 data center, equivalenti al consumo annuo di elettricità di 5,7 milioni di famiglie composte da due persone.
  • Stati Uniti: Prima del 2020 i data center rappresentavano meno del 2% del consumo nazionale di elettricità e potrebbero arrivare a rappresentarne fino al 12% entro il 2028.

Il raffreddamento ad acqua consente di ridurre il consumo energetico dal 10% al 30% rispetto ai sistemi tradizionali.


Il consumo d’acqua: l’altra risorsa al centro del dibattito

Il raffreddamento pone il consumo d’acqua al centro delle controversie locali. Tuttavia, su scala nazionale, i volumi coinvolti rimangono relativamente modesti. In Francia, i principali operatori di data center hanno prelevato 681.000 m³ d’acqua nel 2024, pari appena allo 0,002% dei 30 miliardi di m³ prelevati annualmente nel Paese. Secondo le stime di giugno 2026, i nuovi progetti rappresenterebbero circa lo 0,023% dei prelievi idrici nazionali. Un campus IA da 250 MW nell’Essonne dichiara un consumo d’acqua equivalente a quello di soli 236 abitanti.

Le soluzioni tecnologiche stanno evolvendo rapidamente. Il raffreddamento ad acqua permette di ridurre il consumo energetico dal 10% al 30% rispetto ai sistemi convenzionali. Un recente data center statunitense opera per oltre il 90% del tempo con un circuito idrico chiuso e consuma annualmente una quantità d’acqua equivalente a quella utilizzata da un campo da golf a 18 buche durante una sola settimana estiva. A Marsiglia, il 45% del raffreddamento è garantito dall’acqua proveniente da antiche miniere, la cui temperatura si mantiene tra i 14 e i 15 °C. In Germania, un data center ad Aquisgrana funziona circa 7.000 ore all’anno in modalità free cooling, contro appena 1.760 ore di raffreddamento meccanico attivo.

Il dibattito riguarda quindi meno il volume complessivo dell’acqua consumata e più la sua concentrazione a livello locale e il recupero del calore prodotto, un aspetto che sta assumendo un’importanza crescente nelle trattative tra gli enti locali e gli sviluppatori di data center.


In Germania, circa il 66% dei progetti di data center si trova al di fuori delle grandi città: è il fenomeno della dispersione geografica.


Dinamiche e prospettive del mercato dei data center fino al 2027

Il settore non segue più una crescita lineare. Dopo un periodo di stabilizzazione tra il 2021 e il 2023, con circa 150 miliardi di dollari di investimenti annuali da parte dei quattro maggiori acquirenti mondiali, gli investimenti sono aumentati di 2,7 volte in soli due anni. Questa forte accelerazione è il risultato della combinazione tra l’ascesa dell’IA generativa, l’espansione del cloud computing e la rapida digitalizzazione delle economie.

 

3 tendenze che stanno plasmando il settore

Tre grandi tendenze caratterizzano il mercato nel 2026:

  1. Innanzitutto, il principale collo di bottiglia si è spostato dal capitale all’energia elettrica, per poi riguardare la capacità di esecuzione e l’accettazione sociale. Oggi il problema non è più reperire i finanziamenti, ma ottenere connessioni alla rete elettrica, turbine e autorizzazioni. Circa un quinto dei data center previsti negli Stati Uniti per il 2026 registrava ritardi compresi tra sei mesi e oltre un anno, secondo un’analisi di quasi 400 siti effettuata nel giugno 2026. Tali ritardi sono praticamente raddoppiati rispetto al 2020.
  2. In secondo luogo, la dispersione geografica dei nuovi progetti è ormai evidente. In Germania circa il 66% dei nuovi progetti identificati si trova al di fuori delle grandi città, mentre solo il 10% delle infrastrutture esistenti è situato in queste aree. In Europa, i cinque hub storici (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino) rappresentavano il 62% della capacità europea nel primo trimestre del 2026, una quota che potrebbe scendere al 51% entro il 2035. In Francia, il gestore della rete di trasmissione aveva individuato, a metà del 2025, quattro siti prioritari per il collegamento alla rete con capacità comprese tra 700 MW e 1.000 MW, tutti situati fuori dalle principali aree metropolitane: Parc des Soufflantes a Escaudain (Nord), ZAC des Bordes a Fouju, il sito dell’ex centrale termoelettrica di Vernou-la-Celle (Seine-et-Marne) e ZAC du Bosquel nella Somme.
  3. Infine, si intensifica la tensione politica tra il discorso sulla reindustrializzazione e l’elevatissima intensità di capitale per posto di lavoro creato, con il costo dell’elettricità come principale elemento di pressione. Uno studio accademico stima che questi impianti potrebbero aumentare le bollette elettriche statunitensi dell’8% entro il 2030 e fino al 25% nella Virginia del Nord, pari a circa 1.000 dollari all’anno per famiglia. Il 14 aprile 2026 lo Stato del Maine ha approvato la prima moratoria negli Stati Uniti sui data center superiori a 20 MW, valida fino all’autunno del 2027. Altri undici Stati stavano valutando misure analoghe, mentre lo Stato di New York ha introdotto all’inizio di giugno 2026 una moratoria di un anno sul rilascio di nuovi permessi. In Danimarca, il 29 giugno 2026 il governo ha relegato i data center all’ultimo posto nella priorità per l’allacciamento alla rete elettrica, con richieste in attesa pari a 60 GW a fronte di un sistema progettato per una domanda di picco di soli 7 GW, dopo una sospensione di tre mesi introdotta nel marzo 2026.

 

In Francia, nel giugno 2026, circa un terzo dei 60 progetti annunciati era oggetto di contestazioni. Le motivazioni sono molteplici, ma meritano particolare attenzione due tipi di impatto:

  • aumento del calore: uno studio ha rilevato un incremento della temperatura compreso tra 0,7 e 0,9 °C nei quartieri residenziali situati sottovento rispetto ai data center nell’area metropolitana di Phoenix.
  • inquinamento acustico: un altro studio ha evidenziato che i livelli di rumore nelle vicinanze dei data center della Virginia del Nord variano tra 40 e 59 decibel, rispetto ai 55 decibel raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I 45 miliardi di euro promessi da SoftBank nel giugno 2026 genererebbero soltanto circa 900 posti di lavoro diretti.


Occupazione: il punto debole del discorso sulla reindustrializzazione

L’argomento politico a favore di questi investimenti è la reindustrializzazione. Tuttavia, un’analisi più approfondita dei dati ridimensiona questa narrazione. Tra il 2015 e il 2020, prima ancora dell’esplosione dell’intelligenza artificiale, l’investimento medio per posto di lavoro creato era pari a 1,7 milioni di euro nei data center, contro circa 500.000 euro nel settore delle batterie. Si tratta dell’intensità di capitale più elevata tra i principali comparti industriali documentati.

Gli annunci più recenti confermano questa realtà. I 45 miliardi di euro annunciati da SoftBank nel giugno 2026 darebbero origine ad appena 900 posti di lavoro diretti, mentre i 67 miliardi di euro di investimenti annunciati nel 2025 creerebbero circa 2.800 posti. Nel complesso, il settore francese dei data center occupava nel 2024 circa 48.374 persone, di cui 30.000 direttamente, con il 91% dei contratti a tempo indeterminato. La qualità dell’occupazione è quindi elevata, ma il numero di posti di lavoro resta limitato.

Per dare un ordine di grandezza, i circa 30.000 posti di lavoro diretti nei data center francesi sono paragonabili ai 33.800 dipendenti delle biblioteche francesi: un altro modo di conservare la conoscenza.

Il contrasto è ancora più evidente a livello locale. Sul sito dell’ex stabilimento automobilistico di Aulnay-sous-Bois, che negli anni Settanta impiegava circa 8.000 lavoratori su 168 ettari, il futuro data center occuperà appena 12 ettari e impiegherà circa 100 persone. Il più grande data center operativo in Francia, situato a La Courneuve, impiega anch’esso poco più di un centinaio di persone su una superficie di 4 ettari. Esistono programmi di formazione efficaci, che hanno formato circa 650 giovani tecnici con un tasso di inserimento professionale vicino all’85%, ma ciò non modifica l’ordine di grandezza del fenomeno. Più ancora del consumo di elettricità, è questo squilibrio a spiegare il rapido cambiamento dell’opinione pubblica locale.

 

Data center: previsioni di crescita per area geografica e segmento

Area geograficaCapacità IT installata (2024)Previsione (2025)Variazione
Stati Uniti48 GW95 GW+100%
Cina38 GW64 GW+70%
Europa16 GW28 GW+70%
Germania2,7 GW4,8 GW+78%

Poiché i tassi di crescita sono simili tra le diverse regioni, il divario assoluto aumenta automaticamente: l’Europa guadagnerebbe 12 GW di capacità IT, mentre gli Stati Uniti ne aggiungerebbero 47 GW. Alla fine del primo trimestre del 2025, il segmento dei data center hyperscale contava 522 strutture, pari al 55% della capacità IT mondiale, con 280 nuovi siti previsti entro il 2028. Questi livelli di capacità spiegano perché gli operatori stiano cercando di diversificare la distribuzione geografica delle proprie infrastrutture.

 

 

Stati Uniti: il mercato numero uno al mondo

USA: il mercato numero uno al mondo

Gli Stati Uniti concentrano la maggior parte della capacità mondiale dei data center: nel giugno 2026 erano operativi 4.000 impianti e altri 900 erano in costruzione, tra cui 522 siti hyperscale che da soli rappresentano il 55% della capacità mondiale. Entro il 2028 sono attesi altri 280 siti hyperscale. Gli investimenti nella costruzione sono passati da 7 miliardi di dollari nel 2023 a oltre 60 miliardi di dollari nel 2025.

La disponibilità di energia elettrica rappresenta la sfida più critica. Prima del 2020 questi impianti consumavano meno del 2% dell’elettricità nazionale, ma entro il 2028 potrebbero assorbirne fino al 12%. Anche la concentrazione geografica è estrema: nel 2023 i data center rappresentavano già il 25,6% del consumo elettrico della Virginia e solo undici Stati superavano la soglia del 5%. Il picco della domanda nazionale, rimasto stabile tra 750 e 800 GW nel periodo 2010-2025, dovrebbe raggiungere circa 905 GW entro il 2030, mentre la produzione di elettricità passerebbe da circa 4.230 TWh nel 2025 a circa 5.060 TWh nel 2030. Il divario tra fabbisogno e capacità effettivamente realizzata è significativo: sarebbe necessario aggiungere circa 80 GW di nuova capacità produttiva ogni anno, mentre nell’ottobre 2025 erano stati effettivamente costruiti meno di 60 GW. In Texas, il gestore della rete prevede un aumento del 65% della domanda di elettricità entro la fine del decennio, pari all’equivalente dell’intero fabbisogno aggiuntivo della California.

Di fronte a tempi di connessione alla rete compresi tra cinque e dieci anni, si stanno sviluppando due strategie alternative.

  • La prima consiste nella produzione di energia in loco: già nell’ottobre 2025 quasi un terzo dei nuovi siti prevedeva di ricorrere a impianti alimentati a gas naturale, celle a combustibile o alla riattivazione di reattori nucleari.
  • La seconda, più recente, è l’integrazione verticale. Nel 2026 Alphabet (Google) è diventata l’unica grande azienda tecnologica a possedere un produttore di energia elettrica, grazie all’acquisizione per 4,75 miliardi di dollari di Intersect, uno sviluppatore di impianti eolici e solari. Alphabet ha inoltre firmato un accordo di demand response che consente di liberare fino a 100 MW di capacità sul più grande mercato elettrico degli Stati Uniti.

L’esecuzione dei progetti sta tuttavia diventando il principale fattore limitante. Oltre il 60% della capacità prevista per il 2027 non era ancora in costruzione nel giugno 2026 e un ulteriore 7% era già in ritardo. Complessivamente, circa il 15% della capacità attesa tra il 2026 e il 2028 sarà ritardata o cancellata a causa della carenza di manodopera qualificata, di turbine a gas e di trasformatori.

L’influenza dell’IA e del cloud computing sulla domanda

Nel 2023 l’intelligenza artificiale rappresentava già il 20% della capacità di calcolo utilizzata a livello mondiale. In Germania questa quota dovrebbe raggiungere il 40% entro il 2030. La spesa globale per l’IA è prevista a 301 miliardi di dollari nel 2026, con un tasso annuo di crescita composto (CAGR) del 26,5%. OpenAI ha sottoscritto contratti per 3,2 GW con un’azienda elettrica della Georgia per il periodo 2028-2032 e per altri 6 GW con Oracle. Questi volumi dimostrano l’enorme domanda di infrastrutture generata dall’intelligenza artificiale.

Struttura del mercato e panorama competitivo

Dal 2020 il panorama degli operatori si è profondamente trasformato, grazie alla combinazione di fusioni e acquisizioni, all’ingresso dei fondi di investimento e alla crescente influenza dei grandi gruppi tecnologici.

I principali operatori e fornitori di colocation

Nel settore della colocation, Equinix gestiva 245 strutture nel 2023, contro le 110 del 2012. Digital Realty gestisce 300 data center nel mondo nel 2025, mentre Data4 opera con 40 strutture distribuite su 10 campus in 6 Paesi nel 2026, con un tasso di occupazione del 98% e un fatturato di 500 milioni di euro nel 2025. OVHcloud, storico operatore francese, si è sviluppato nel cloud computing dopo aver iniziato con l’hosting di server.

In Francia, la concentrazione degli operatori nei progetti censiti è significativa:

  • Data4 e Colt: 5 progetti ciascuno
  • Digital Realty, Equinix, OVHCloud, NTT, Goodman, Eclairion, H&DC e Opcore: 3 progetti ciascuno
  • DataOne, Segro e NDC: 2 progetti ciascuno

Capacità infrastrutturale e distribuzione geografica

In Germania, la distribuzione della capacità IT nel primo trimestre del 2026 illustra il fenomeno della diversificazione geografica che interessa l’intero settore europeo dei data center. Ogni operatore cerca infatti di assicurarsi nuove aree di sviluppo alternative agli hub storici, ormai prossimi alla saturazione.

CittàCapacità esistente (MW)In costruzione (MW)Progetti previsti (MW)
Francoforte997285550
Berlino13674643
Monaco di Baviera102115n.d.
Düsseldorf/Colonia55101n.d.
Amburgo3522n.d.
Altri siti1473282.343

Francoforte concentra il 68% della capacità esistente, ma soltanto il 16% dei progetti identificati, segno di una saturazione pressoché totale del territorio disponibile e di un tasso di sfitto sceso ad appena il 4%.

Il portafoglio francese delle connessioni alla rete: 30 GW riservati

Il gestore della rete di trasmissione dell’energia elettrica ha pubblicato, alla fine del 2025, nel suo Bilancio previsionale 2025-2035, il primo quadro quantitativo di questo portafoglio di progetti. Al 1° novembre 2025, i progetti che disponevano di una prenotazione di accesso alla rete rappresentavano circa 30 GW, ripartiti tra data center, industria e produzione di idrogeno, di cui circa 15 GW destinati a entrare in servizio prima del 2030. A pieno utilizzo, questo volume equivarrebbe teoricamente a 240 TWh di consumo annuo e, anche adottando ipotesi realistiche sul fattore di utilizzo, a circa 180 TWh, da confrontare con i 447 TWh consumati dall’intero Paese nel 2024.

Tali volumi non si concretizzeranno integralmente. Lo scenario di crescita elevata adottato dal gestore della rete presuppone la realizzazione di circa il 60% dei progetti di data center previsti entro il 2030, pari a circa 4,3 GW, mentre lo scenario di crescita contenuta ipotizza una realizzazione di circa il 30%. Soprattutto, un gigawatt connesso non si traduce automaticamente in un gigawatt effettivamente consumato: l’aumento progressivo del carico di un sito si sviluppa nell’arco di circa dieci anni e la potenza effettivamente raggiunta può rimanere significativamente inferiore a quella riservata. Di conseguenza, il tasso medio di utilizzo previsto entro il 2030 è pari ad appena il 20%. Il consumo dei data center dedicati si attesterebbe quindi tra 15 TWh nel 2030 e 32 TWh nel 2035 nello scenario di crescita elevata, contro rispettivamente 10 TWh e 21 TWh nello scenario di crescita contenuta, partendo da un livello stimato compreso tra 4 e 5 TWh nel 2024.

Il sistema stesso di prenotazione è attualmente in fase di riforma. La logica del “primo arrivato, primo servito” genera una saturazione amministrativa: alcuni progetti si assicurano una posizione in cima alla lista d’attesa senza mai concretizzarsi, bloccando pratiche più mature che si trovano in coda, mentre alcuni sviluppatori prenotano più siti sul territorio per uno stesso progetto. A partire da giugno 2026, il gestore della rete potrà dare priorità ai progetti più avanzati secondo il principio del “primo pronto, primo servito”. Lo scenario di stagnazione da esso modellizzato individua inoltre tre possibili cause di rallentamento del settore: lo spostamento degli investimenti verso altri Paesi europei che offrono condizioni più favorevoli, l’introduzione di politiche di moratoria a livello locale oppure lo scoppio di una bolla finanziaria.

L’ecosistema esteso: fornitori, prestatori di servizi e partner

L’industria non si limita ai soli operatori. Un ecosistema articolato struttura l’intera filiera:

  • Progettazione: società di ingegneria, studi di architettura e società di consulenza specializzate
  • Apparecchiature: produttori di impianti di climatizzazione e sistemi di raffreddamento, fornitori di cablaggi, produttori di server e trasformatori
  • Manutenzione e gestione operativa: fornitori di servizi di facility management, specialisti della manutenzione preventiva e correttiva
  • Energia: fornitori di energia elettrica da fonti rinnovabili, sviluppatori di impianti di produzione energetica in loco

Sfide strategiche e 4 direttrici di sviluppo

Le strategie degli operatori convergono attorno a quattro direttrici principali, ciascuna delle quali risponde a una specifica esigenza del settore.

1. L’aumento della capacità di hosting per soddisfare la domanda

La domanda supera l’offerta disponibile nella quasi totalità dei mercati maturi. Data4 registra un tasso di occupazione del 98% nel 2026, senza capacità immediatamente disponibile, e punta a raddoppiare la propria attività entro il 2030. L’azienda prevede di investire tra i 20 e i 30 miliardi di euro nei prossimi cinque anni.

2. L’ampliamento dei servizi e la differenziazione dell’offerta

Di fronte alla crescente standardizzazione della colocation, gli operatori arricchiscono la propria offerta. Le principali leve di differenziazione individuate comprendono:

  • servizi dedicati all’intelligenza artificiale
  • edge computing
  • interconnessioni potenziate
  • integrazione di un livello software.

Equinix e OVHcloud sviluppano offerte specifiche per l’intelligenza artificiale, mentre Scaleway mette in evidenza il proprio impegno in materia di sicurezza e di soluzioni cloud sovrane.

3. La transizione energetica e l’obiettivo del 100% di energie rinnovabili

La Germania è il Paese più avanzato in materia di requisiti di efficienza energetica. Dal 1° luglio 2026, ogni nuovo impianto deve presentare un indice PUE massimo pari a 1,2, rispetto a una media nazionale di 1,46 nel 2025. L’obbligo di funzionare esclusivamente con energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili entrerà in vigore nel 2027. Alcuni operatori regionali raggiungono già un PUE pari a 1,08, con un tasso di autosufficienza energetica dell’85%, grazie a collegamenti diretti con impianti eolici e fotovoltaici locali. Anche il recupero del calore di scarto destinato alle reti di teleriscaldamento rappresenta una pratica sempre più valorizzata dalle amministrazioni locali.

In Francia, l’elettricità costa circa la metà rispetto alla Germania. Si tratta di un vantaggio competitivo che il governo francese sfrutta anche per attrarre investimenti. Vale la pena ricordare che la Francia dispone di un’ampia produzione eccedentaria e nel 2024 ha esportato 90 TWh di elettricità, pari a nove volte il consumo elettrico complessivo delle proprie infrastrutture digitali. Il gestore della rete di trasmissione definisce inoltre la situazione attuale come un periodo di abbondante elettricità decarbonizzata, particolarmente favorevole allo sviluppo di nuovi utilizzi, stimando tuttavia che questa fase di sovracapacità durerà ancora almeno due o tre anni.

4. Sicurezza e conformità normativa dei data center

La legge di semplificazione promulgata in Francia il 26 maggio 2026 estende a queste infrastrutture lo status di progetto di interesse nazionale strategico, con l’obiettivo di dimezzare i tempi delle procedure amministrative. Attualmente tali procedure richiedono da cinque a sette anni, contro i tre-quattro anni necessari nei Paesi europei confinanti. Anche i tempi di giudizio sono stati ridotti a dieci mesi.

L’allacciamento alla rete elettrica è disciplinato da un meccanismo specifico. Approvato dall’autorità francese di regolazione dell’energia nel maggio 2025 per i consumatori con una potenza compresa tra 400 MW e 1 GW, esso consente di collegare un impianto alla rete in tre-quattro anni presso siti preventivamente individuati.

Anche la sovranità digitale rappresenta una priorità delle politiche europee. L’Unione europea prevede infatti di sostenere la realizzazione di quattro-cinque gigafabbriche dedicate all’intelligenza artificiale, ciascuna dotata di almeno 100.000 GPU, con un finanziamento pubblico fino al 35% degli investimenti e uno stanziamento complessivo che potrebbe raggiungere i 20 miliardi di euro.

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FAQ: Le domande più frequenti

Qual è il tasso di crescita del mercato dei data center?

Si prevede che il consumo mondiale di elettricità dei data center aumenterà del 165% tra il 2023 e il 2030, passando da 415 TWh nel 2024 a circa 945 TWh. Gli investimenti dei quattro maggiori acquirenti mondiali sono aumentati di 2,7 volte tra il 2023 e il 2025, dopo un periodo di stabilità durato tre anni. Il mercato globale delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale registra un tasso annuo composto di crescita (CAGR) del 44% tra il 2023 e il 2029.

Per analizzare in profondità le dinamiche di questo settore, IntoTheMinds realizza studi di mercato B2B su misura per i professionisti dell’industria.

Dove si trovano i principali data center in Francia e in Europa?

Nel 2026 la Francia conta 352 data center, tre quarti dei quali situati nell’Île-de-France. Sono in costruzione circa 17 edifici distribuiti in 13 comuni della regione parigina, mentre soltanto quattro progetti sono in fase di realizzazione nel resto del Paese.

In Europa, i cinque poli storici (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino) rappresentavano il 62% della capacità totale nel primo trimestre del 2026. Francoforte rimane il principale hub continentale con 997 MW installati, mentre Berlino dispone già di 643 MW di progetti a fronte di soli 136 MW esistenti, segno evidente della ridistribuzione geografica del settore.

Quali sono le principali sfide energetiche dei data center?

Il consumo di energia elettrica rappresenta la principale sfida del settore. Negli Stati Uniti, i data center potrebbero arrivare ad assorbire fino al 12% dell’elettricità nazionale entro il 2028, contro meno del 2% prima del 2020.

I tempi di connessione alla rete raggiungono ormai dai cinque ai dieci anni per gli impianti di grandi dimensioni. Per questo motivo, già nell’ottobre 2025 quasi un terzo dei nuovi data center statunitensi prevedeva una produzione autonoma di energia elettrica in loco.

In Francia, oltre il 70% dell’aumento dei consumi elettrici proviene dall’Île-de-France. Al 1° novembre 2025, i progetti industriali e digitali che avevano già riservato capacità sulla rete di trasmissione rappresentavano circa 30 GW di potenza, di cui circa 15 GW destinati a entrare in servizio prima del 2030.

Quali investimenti sono previsti nel settore entro il 2027?

Per il 2026 sono previsti investimenti pari a 650 miliardi di dollari da parte dei quattro principali acquirenti mondiali (Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft), rispetto ai circa 400 miliardi del 2025.

In Francia, nel giugno 2026 un investitore giapponese ha annunciato investimenti per 45 miliardi di euro, mentre il progetto Campus IA di Fouju (Seine-et-Marne) rappresenta da solo un investimento di 50 miliardi di euro.

Alla fine di luglio 2026 è stata inoltre collocata un’emissione obbligazionaria destinata al sito Meta di El Paso per un valore di 12,55 miliardi di dollari, con un rendimento del 7,5%.

Per valutare le opportunità di investimento in questo settore, IntoTheMinds realizza studi di mercato B2B dedicati all’analisi della concorrenza e delle dinamiche finanziarie.

Come misurare la soddisfazione dei clienti degli operatori di data center?

In un mercato così competitivo, la fidelizzazione dei clienti aziendali rappresenta una priorità strategica. Le indagini sulla soddisfazione dei clienti realizzate da IntoTheMinds consentono di individuare i fattori di fidelizzazione, i punti critici della relazione commerciale e le aspettative ancora insoddisfatte, che riguardino la qualità del servizio, la rapidità di risposta o la conformità normativa.

Chi sono i principali operatori del mercato dei data center in Francia?

Il settore francese dei data center riunisce operatori internazionali e aziende nazionali. Tra i principali fornitori di servizi di colocation presenti in Francia figurano Equinix (245 siti nel 2023 contro 110 nel 2012), Digital Realty (300 data center nel mondo), Data4 (40 data center distribuiti su 10 campus in 6 Paesi, con un tasso di occupazione del 98% nel 2026) e OVHcloud, storico operatore francese del cloud.

Anche i fondi di investimento svolgono un ruolo sempre più importante: dal 2023 il 60% del capitale di Data4 è detenuto da un fondo canadese. Al momento dell’acquisizione, nell’aprile 2023, la società era stata valutata 3,5 miliardi di euro.

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