L’essenziale da ricordare
- Il Nutri-score influenza effettivamente il 33% dei francesi nelle loro decisioni di acquisto secondo i dati 2024
- La sua efficacia dipende in larga misura dalla visibilità: solo il 33% dei prodotti alimentari lo mostrava nel 2024
- I prodotti con valutazione A resistono meglio alle crisi (-0,4% contro -4,6% per le valutazioni C nel 2024)
- I distributori svolgono un ruolo chiave: il 53% dei loro marchi propri espone il logo contro il 24% dei marchi nazionali
- L’algoritmo rivisto nel 2025 irrigidisce i criteri, in particolare per i prodotti zuccherati
- 1450: numero di marchi coinvolti nel Nutri-score in Francia a marzo 2025 contro 1400 un anno prima
- 62%: quota di mercato alimentare in volume sotto Nutri-score in Francia nel 2024-2025
- 54%: quota di francesi che nel marzo 2026 dichiarano di acquistare sempre il prodotto con il miglior punteggio Nutri-score quando hanno scelta, ovvero +0,3 punti
- 71%: quota di francesi favorevoli nel marzo 2026 alla generalizzazione del Nutri-score a tutti i prodotti alimentari
- 51%: quota di consumatori che consultano prioritariamente il Nutri-score per orientare i loro acquisti in Francia nel dicembre 2025
- 32%: differenza media di prezzo osservata tra il prezzo dei cereali Nutri-score A o B e quello dei cereali D o E nel marzo 2025
Il progetto Nutriscore: stato dell’arte
Un’adozione europea a metà
La storia del Nutri-score va ben oltre i confini francesi. Già nell’agosto 2018, il Belgio adotta questa etichetta nutrizionale come riferimento per orientare le scelte dei consumatori. L’idea è quindi che il Nutriscore agisca come un “nudge” tra gli altri (vedi anche questo articolo sul ruolo degli algoritmi nelle scelte alimentari). All’epoca, Delhaize annunciava di voler coprire l’insieme dei suoi 771 punti vendita in due anni, mentre Colruyt puntava a una distribuzione completa entro metà 2020. Questa dinamica belga è accompagnata dal supporto di 70 aziende locali.
Nell’ottobre 2018, Danone compie il passo applicando il sistema a tutti i suoi prodotti lattiero-caseari venduti in Belgio. Oltre il 70% delle sue referenze ottiene allora le valutazioni A o B, prima di una generalizzazione progressiva fino alla fine del 2020. Questa adozione precoce da parte di un gigante dell’agroalimentare segna una svolta nella credibilità del sistema.
Oggi, la governance transnazionale del Nutri-score riunisce 7 Paesi europei: Francia, Belgio, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Lussemburgo e Svizzera. Tuttavia, l’armonizzazione europea resta bloccata a Bruxelles. Nel marzo 2025, l’estensione del sistema volontario al resto dell’Unione europea non è più all’ordine del giorno della Commissione europea. Il Nutri-score progredisce quindi secondo una logica di diffusione parziale piuttosto che di unificazione continentale.
Da semplice etichettatura a standard di riferimento
Nel tempo, il Nutri-score supera la sua funzione iniziale di informazione nutrizionale. Diventa un riferimento di confronto semplice e comprensibile, al punto da ispirare altri sistemi di valutazione. Nel 2023, diverse insegne del fai-da-te, dell’arredamento e dell’e-commerce lanciano punteggi ambientali esplicitamente concepiti “sul principio del Nutri-score”, con valutazioni da A a E.
Questo riconoscimento si basa sulla sua semplicità. Nell’ottobre 2022, il sistema è conosciuto dal 90% dei francesi. Nel marzo 2026, una ricerca di mercato indica che quasi due terzi dei francesi dichiarano di conoscerlo, con una notorietà in aumento di 49 punti in sei anni. Questo apparente paradosso si spiega con metodologie diverse a seconda delle indagini, ma la tendenza di fondo resta chiara: tra il 2018 e il 2026, il Nutri-score passa dallo status di innovazione normativa a quello di riferimento familiare nell’atto d’acquisto.
| Periodo | Notorietà in Francia | Evoluzione | Fonte |
|---|---|---|---|
| Ottobre 2022 | 90% | – | Studio di riferimento |
| Marzo 2026 | 67% | +49 punti vs 2020 | Ricerca di mercato |
Una presenza progressiva ma disomogenea sui prodotti
L’impatto del Nutri-score dipende innanzitutto dalla sua presenza effettiva sulle confezioni. Questa presenza progredisce, ma lentamente. Nel luglio 2023, poco più di un prodotto alimentare su quattro mostra il logo, ovvero il 26%, in aumento di 2 punti. Nel 2024, questa quota raggiunge il 33% dei prodotti alimentari, ovvero +7 punti rispetto al 2023. Nel marzo 2026, supera i 4 prodotti su 10.
La diffusione resta molto eterogenea a seconda delle categorie. Nel 2023, il Nutri-score “on pack” raggiunge il 54% nei surgelati salati, il 29% nei surgelati dolci e solo il 16% nelle bevande analcoliche. Nell’alimentare dolce, appena un prodotto su cinque lo mostra nel maggio 2023, contro un quarto per l’insieme dei prodotti alimentari. Alcune famiglie di prodotti sono già molto avanzate: nel 2022, il 96% dei volumi di cereali per la colazione venduti in Francia porta il Nutri-score, contro solo il 19% delle caramelle.
La crescita dell’offerta è fortemente legata ai distributori. Nel 2024, il 53% dei prodotti a marchio del distributore mostra il Nutri-score, contro il 24% dei marchi nazionali. I marchi del distributore svolgono quindi un ruolo trainante. Questo volontarismo si ritrova nelle strategie delle insegne: già nel 2024, Carrefour minaccia di calcolare autonomamente il punteggio dei prodotti che non lo espongono e pubblica infine il Nutri-score di 20.000 prodotti di marchi nazionali.
Qual è l’impatto del Nutriscore?
Influenza del Nutriscore sui comportamenti di acquisto
I dati sembrano convergere verso una stessa conclusione: il Nutri-score influenzerebbe le scelte dei consumatori. Già a settembre 2023, è stato stabilito che il sistema orienta la scelta dei consumatori e che i prodotti meglio valutati guadagnano posizioni senza un particolare supporto dell’offerta. Tuttavia, uno studio del 2024 realizzato su 180 pubblicazioni scientifiche legate al Nutriscore mostra che una larga maggioranza degli studi favorevoli al Nutriscore era stata pubblicata dai creatori del Nutriscore. Gli autori dello studio hanno mostrato che il 61% degli studi realizzati da autori indipendenti ha evidenziato l’assenza di influenza del Nutriscore. Un altro studio su 72 articoli ha mostrato risultati più positivi e una meta-analisi ha evidenziato solo 2 studi con conflitti di interesse dichiarati.
Come sempre, quindi, la verità è sfumata. Non esiste un consumatore razionale (il famoso “homo economicus” non esiste) e l’influenza del Nutriscore dipende quindi da molteplici fattori. Questo studio del 2025 ha ad esempio mostrato che l’influenza del Nutriscore dipende dalle aspettative del consumatore in materia di salute. Bisogna quindi tenere presente che la comprensione del comportamento del consumatore resta una scienza complessa. Se ci limitiamo ai dati dichiarativi, il 33% dei francesi dichiarava nel 2024 di essere stato influenzato nella decisione di acquisto dal Nutri-score. Questo dato resta vago (quali decisioni? su quali prodotti? con quale frequenza?) ma fornisce comunque un’indicazione.
Ciò che mi sembra anche interessante fare è osservare i dati di vendita per comprendere meglio l’influenza del Nutriscore. Nel luglio 2023, una ricerca di mercato ha mostrato che le valutazioni elevate, in particolare la B, presentano performance migliori rispetto ai loro equivalenti C o D. In categorie come il prosciutto o la pizza, sono i prodotti meglio valutati a vendere di più. Naturalmente, anche in questo caso, una ricerca di mercato non è uno studio accademico e la realtà dell’offerta rappresenta un bias.
L’anno 2024 rivela un fenomeno particolarmente interessante: mentre i volumi dei prodotti di largo consumo diminuiscono del 2,2%, i prodotti con valutazione A resistono molto meglio con -0,4%, contro -2,7% per i prodotti con valutazione B e -4,6% per quelli con valutazione C. Il Nutri-score non determina da solo le vendite, ma diventa un fattore di resilienza in un contesto inflazionistico.
Nel marzo 2025, l’analisi del mercato francese dei cereali mostra che la promozione influisce fortemente sulle vendite delle referenze A e B: il coefficiente di correlazione raggiunge 0,82, contro meno di 0,1 per le referenze D ed E. Ciò significa che quando un’insegna mette maggiormente in evidenza i prodotti meglio valutati, riesce più efficacemente a orientare la domanda verso di essi.
| Valutazione Nutri-Score | Andamento dei volumi 2024 | Coefficiente di correlazione delle promozioni |
|---|---|---|
| A | -0,4% | 0,82 |
| B | -2,7% | 0,82 |
| C | -4,6% | – |
| D | – | 0,1 |
| E | – | 0,1 |
Influenza del Nutri-Score sull’offerta di prodotti
Le polemiche persistono
Il Nutri-score alimenta polemiche sin dalla sua origine. Queste si concentrano attorno a quattro temi:
- il metodo scientifico
- i prodotti tradizionali
- la libertà degli industriali
- la sovranità nazionale
Il rapporto tra scienza nutrizionale e patrimonio alimentare costituisce il primo punto di tensione. Nel 2022, e ancora nel 2025, le critiche sul trattamento di formaggi, salumi o latte occupano una posizione centrale.
La contestazione industriale costituisce la seconda linea di frattura. Nel 2024, Danone rimuove progressivamente il Nutri-score dai suoi yogurt da bere. L’azienda contesta il fatto che i prodotti lattiero-caseari da bere siano ormai classificati nella categoria delle bevande. Questa decisione è tanto più simbolica in quanto Danone era stato uno dei primi gruppi ad adottare il sistema già nel 2017.
La coesistenza con altre aspettative sociali costituisce il terzo tema di dibattito. A partire dal 2023, alcuni attori sostituiscono il Nutri-score con un punteggio ambientale, ritenendo che biodiversità o impronta ecologica debbano avere la priorità. Questa moltiplicazione di indicatori alimenta una tensione tra arricchimento dell’informazione e perdita di leggibilità.
Cosa rivela questa trasformazione dei mercati
Nel lungo periodo, il Nutri-score racconta una trasformazione più ampia del commercio. Il consumatore non sceglie più solo tra prezzo, gusto e marca. Arbitra anche tra salute, leggibilità, fiducia e coerenza degli impegni. Il successo relativo del sistema deriva dal fatto che traduce in un segnale semplice un tema complesso. Ma i suoi limiti derivano dalla stessa fonte: nel tentativo di condensare la realtà in una lettera, cristallizza tutte le aspettative contraddittorie legate all’alimentazione.
La sua storia tra il 2017 e il 2026 mostra tre elementi:
- un’etichettatura semplice può modificare i comportamenti d’acquisto quando è visibile e ben diffusa;
- può diventare un motore di riformulazione e quindi trasformare l’offerta stessa;
- man mano che acquisisce potere, attira logicamente le critiche delle filiere, degli industriali e degli attori politici che vedono nella sua classificazione un arbitraggio implicito su ciò che si dovrebbe consumare.
Nutriscore 2025: un algoritmo più esigente
Uno dei principali punti di svolta nella storia del Nutri-score è la revisione del suo algoritmo. Già nell’ottobre 2022, la versione 2 è presentata come più severa per i prodotti troppo zuccherati, salati o grassi. Nel gennaio 2024, il nuovo metodo di calcolo entra in vigore a livello transnazionale, poi viene ufficialmente adottato in Francia nel marzo 2025 dopo una lunga fase politica (e un’intensa attività di lobbying).
Questa riforma mira a discriminare meglio i prodotti all’interno di una stessa categoria. I cereali zuccherati per la colazione, le pizze, i piatti pronti salati, le bevande edulcorate, le carni rosse, le bevande lattiero-casearie aromatizzate o gli yogurt da bere zuccherati figurano tra i prodotti più penalizzati. Al contrario, i prodotti cerealicoli integrali ricchi di fibre, l’olio d’oliva, i pesci grassi o alcuni formaggi come l’emmental vedono migliorare la loro classificazione.
Nel reparto dolciario, le conseguenze quantificate sono significative. Secondo uno studio di mercato pubblicato nel settembre 2023, la quota di cereali per bambini con punteggio A o B potrebbe scendere dal 37% al 18% con il nuovo algoritmo, mentre i punteggi D ed E salirebbero dal 23% al 41%. Il fatturato delle offerte classificate A passerebbe da circa 140 milioni di euro a 60 milioni, mentre quello dei prodotti classificati D crescerebbe da 180 milioni a 230 milioni di euro.
La Francia, terreno di sperimentazione privilegiato
È in Francia che si osservano meglio la diffusione, l’efficacia e la conflittualità del Nutri-score. Da un lato, il sistema ha profondamente penetrato il mercato. Nel 2021, 702 aziende sono coinvolte nel processo in Francia. Rappresentano il 57% della quota di mercato alimentare in volume, e il 43% nel discount, contro il 20% nel 2020. Nel 2024, quasi 1.400 marchi nazionali sono registrati presso Santé publique France, rappresentando il 62% delle vendite alimentari in volume.
Dall’altro lato, la diffusione resta incompleta e asimmetrica. Nel 2024, il 66% delle principali categorie alimentari ha aumentato la quota di prodotti che mostrano il Nutri-score rispetto al 2023, ma solo il 33% delle referenze alimentari riporta effettivamente il logo. La dinamica principale proviene dai distributori e dalle loro marche proprie.
Nel marzo 2026, la dimensione comportamentale diventa ancora più evidente. Il 71% dei francesi si dichiara favorevole alla generalizzazione del Nutri-score a tutti i prodotti alimentari. Il 41% riconosce che influenza fortemente i propri acquisti e il 54% dichiara di scegliere sistematicamente il prodotto con il punteggio migliore quando ha la possibilità.
Domande frequenti sull’efficacia del Nutri-score
Il Nutri-score influenza davvero gli acquisti dei consumatori?
Sì, i dati sono chiari. Nel 2024, il 33% dei francesi dichiara di essere stato influenzato nella propria decisione d’acquisto dal Nutri-score. Ancora più rivelatore, i prodotti classificati A resistono meglio alle crisi economiche (-0,4% contro -4,6% per i prodotti con punteggio C nel 2024). Questa influenza si manifesta in particolare quando il logo è visibile e i consumatori possono confrontare più prodotti della stessa categoria.
Perché non tutti i prodotti mostrano ancora il Nutri-score?
Il Nutri-score resta un sistema volontario in Francia e in Europa. Nel 2024, solo il 33% dei prodotti alimentari lo espone. Le marche del distributore sono più avanzate (53%) rispetto ai marchi nazionali (24%). Alcuni produttori esitano ancora, in particolare quelli i cui prodotti ottengono punteggi meno favorevoli. Altri attendono di vedere l’evoluzione normativa prima di impegnarsi su larga scala.
L’algoritmo del Nutri-score è davvero cambiato nel 2025?
Effettivamente, la versione 2 dell’algoritmo, adottata in Francia nel marzo 2025, è più severa. La soglia di penalizzazione dello zucchero scende da 4,5 g a 3,4 g per 100 g, e il malus massimo legato allo zucchero passa da 10 a 15 punti. Risultato: nel comparto dei prodotti dolci, la quota di cereali per bambini con punteggio A o B potrebbe scendere dal 37% al 18%. Questa revisione mira a distinguere meglio i prodotti all’interno di una stessa categoria.
Il Nutri-score spinge davvero gli industriali a riformulare i loro prodotti?
Sì. L’esempio dei cereali per la colazione è significativo: tra il 2005 e il 2023, un produttore ha ridotto del 32% il contenuto di zucchero del proprio portafoglio e del 55% il contenuto di sale. Chocapic è passato da B nel 2020 ad A nel 2022 dopo aver ridotto lo zucchero del 42% e il sale del 57%. Alcune gamme sono addirittura progettate fin dall’inizio per ottenere un punteggio A, richiedendo talvolta anni di sviluppo.
Ci si può fidare degli studi sull’efficacia del Nutri-score?
Gli studi scientifici sul Nutri-score sono globalmente affidabili. Una meta-analisi del 2023 mostra che, tra 111 studi favorevoli al sistema, solo l’1,8% presenta un conflitto di interessi o un finanziamento privato. La maggior parte delle ricerche è condotta da organismi pubblici come l’Inserm o da università. Tuttavia, come per qualsiasi tema di salute pubblica, è opportuno incrociare le fonti e privilegiare gli studi pubblicati su riviste sottoposte a revisione paritaria.










