In 20 anni nel mondo del franchising, ho visto commettere molti errori, alcuni dei quali fatali. Ho quindi voluto preparare una guida concisa, ma precisa, dei passaggi da seguire per mettere tutte le possibilità dalla vostra parte.
Denuncio da anni la mancanza di preparazione degli imprenditori che si lanciano senza un progetto solido e nel 90% dei casi senza studio di mercato. La mia visita al salone della franchising mi ha convinto di una cosa: creare una franchigia offre un quadro che aumenta le possibilità di successo. Certo, ci sono dei costi. Ma cosa conviene di più? Pagare per aumentare le probabilità di successo o lanciarsi senza rete e perdere tutto?
In questa guida per creare una franchigia, ho raccolto tutte le mie conoscenze sull’argomento per aiutarti a partire. La maggior parte delle franchigie offre mestieri essenziali, immuni all’invasione dell’IA. Mangiare, riparare, dormire, fare la spesa… tutte queste attività continueranno a esistere e trovo che nel 2026 rappresentino un quadro rassicurante per chi vuole avviare un’attività. Posso parlarti del franchising con maggiore cognizione di causa, dato che ho avuto personalmente un progetto come franchisor. Non si è concretizzato, ma mi ha comunque permesso di accumulare molta esperienza che oggi utilizzo nel mio studio di consulenza marketing.
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Essenziale da ricordare prima di partire
- La franchigia non è una scorciatoia verso l’imprenditorialità – richiede tanta preparazione quanto una creazione classica
- L’investimento complessivo supera di gran lunga il diritto d’ingresso – considera almeno il 30% di capitale proprio
- Il tuo profilo deve corrispondere alla cultura del network – l’autonomia totale non esiste nella franchigia
- La location resta determinante – anche il miglior concept può fallire con un locale inadatto
- Il Documento Informativo Precontrattuale (DIP) è la tua protezione – non firmare mai senza averlo analizzato
Fase 1: analizza le tue motivazioni
Prima di immergerti nei colorati dépliant dei franchisor, ti invito a fare un lavoro di introspezione. Perché scegliere la franchigia invece di creare il tuo concept? Questa domanda non è banale. La franchigia è perfetta per imprenditori che desiderano beneficiare di un quadro strutturato, di un marchio riconosciuto e di un know-how collaudato. Se invece sogni totale libertà nelle scelte commerciali, nei prezzi o nella comunicazione, potresti sentirti limitato.

Contrariamente a quanto pensa la maggior parte delle persone, esistono numerosi concept di franchigia. Non si tratta solo di ristorazione. Al Salone della Franchising 2026, ho notato Pampa Lodges, una franchigia basata sulle “tiny houses”.
Entrare in un network di franchigia significa accettare di seguire procedure, rispettare standard e lavorare in logica collettiva. Per quanto mi riguarda, trovo che la franchigia sia molto rassicurante per chi avvia un progetto, a condizione di rispettare le regole. Ciò richiede una buona analisi di mercato e un solido business plan (ne parlerò più avanti). Alla fine, la ricompensa è la redditività dell’impresa e la sostenibilità dell’attività. I rischi di fallimento abitualmente osservati sono ridotti.
Fase 2: scegli in base alle tue possibilità
Non tutti i settori della franchigia hanno gli stessi requisiti finanziari o lo stesso livello di complessità operativa. In Francia, domina il settore alimentare con 31,6 miliardi di euro di fatturato, seguito dal fast food (11,36 miliardi) e dall’equipaggiamento domestico (9,7 miliardi). Ma dietro questi numeri si celano realtà molto diverse. Come mostrato in questo studio di mercato, la ristorazione tradizionale perde quote di mercato a favore del segmento “fast food”.

Tutto Capsule è un network di franchising italiano che offre 4 formati diversi con un investimento personale molto ragionevole.
Un concept di fast food non comporta le stesse limitazioni di un negozio specializzato o di un servizio a domicilio. Costi fissi, esigenze di personale, orari di apertura e intensità del capitale variano notevolmente. Consiglio di partire da tre domande fondamentali:
- Quale ammontare di capitale personale puoi effettivamente mobilitare?
- Quale livello di rischio sei disposto a sostenere?
- Che tipo di vita lavorativa quotidiana desideri?
Dopo il Salone della Franchising 2026, ho aggiornato il mio studio comparativo dei costi delle franchigie e come puoi vedere qui sotto, le differenze tra i brand sono notevoli.
| Marchio | Diritti d’ingresso | Royalties | Marketing | Contributo personale | Investimento | Tempo per il pareggio |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Naturalia | 0€ | Non comunicato | 0% | 15.000€ | Non comunicato | 2 anni |
| Le Kiosque à Pizzas | 0€ | 0% | 0% | 30.000€ | 123.900€ IVA esclusa | 2-3 anni |
| Tutto Capsule | 10.000€ | 3% | Non comunicato | Non comunicato | 25-60.000€ | Non comunicato |
| Homebox | 20.000€ | 7% | 3% | 100.000€ | 220€/m² IVA esclusa | 18-24 mesi |
| Moustache | 25.000€ | 5% sugli acquisti | Non comunicato | 25.000€-30.000€ | 500€/m² lavori | 365 giorni |
| Enjoy Tacos | 25.000€ IVA esclusa | 5% | 2% | 50.000€ | 150.000€ IVA esclusa | Non comunicato |
| Lounge Car | 25.000€ IVA esclusa | 3,9% | 300€ IVA esclusa/mese | Non comunicato | Non comunicato | Non comunicato |
| Picard | 25.000€ | 2,5% | Non comunicato | 100.000€ | A partire da 380.000€ lavori | Non comunicato |
| Mersea | 30.000€ | 4% | 1% | 80.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| My Beers | 30.000€ | 3,5% | 1% | 130.000€ | 530.000€ | Non comunicato |
| Doppio Malto | 52.000€ | 5% | 2% | 200.000€ | 2.500€/m² | Non comunicato |
| Pokawa | 35.000€ IVA esclusa | 6% | 2% | Non comunicato | 2.300€-2.500€ IVA esclusa/m² | Non comunicato |
| Pitaya | 35.000€ + 15.000€ di formazione | 6% | 2% | 150.000€-250.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Matsuri | 40.000€ IVA esclusa | 7% | 2% | Non comunicato | 650.000€ | Non comunicato |
| Au Bureau | 45.000€ + 15.000€ di formazione | 5% | 1% | 300.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Hippopotamus | 45.000€ + 15.000€ di formazione | 5% | 1% | 300.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Léon | 45.000€ + 15.000€ di formazione | 5% | 1% | 300.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Volfoni | 45.000€ + 15.000€ di formazione | 5% | 1% | 300.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Jōyō | 45.000€ + 15.000€ di formazione | 5% | 2% | 300.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Le Paradis du Fruit | 45.000€ + 15.000€ di formazione | 6% | 2% | 300.000€ | Non comunicato | Non comunicato |
| Burger King | 50.000€ | 9% | Non indicato | 250.000€ | Non indicato | Non comunicato |
Passo 3: calcolare l’investimento totale
Questo è l’errore più comune che riscontro nei candidati alla franchigia: concentrarsi solo sul diritto d’ingresso. Questa cifra, che può variare da 0€ a 50.000€ a seconda del marchio, rappresenta solo una parte dell’investimento totale. Bisogna aggiungere l’allestimento del locale, lo stock iniziale, le attrezzature, la comunicazione di lancio e, soprattutto, il fabbisogno di capitale circolante.
Per avere un’idea concreta, ecco alcuni esempi di investimenti totali che ho analizzato di recente:
| Marchio | Diritto d’ingresso | Investimento totale | Contributo personale minimo |
|---|---|---|---|
| Concetto leggero (servizi) | 15.000€ | 60.000€ | 25.000€ |
| Ristorazione veloce | 25.000€ | 150.000€ | 50.000€ |
| Commercio specializzato | 35.000€ | 300.000€ | 100.000€ |
| Ristorante tradizionale | 45.000€ | 650.000€ | 200.000€ |
Questo approccio globale ti permetterà di confrontare seriamente le diverse opportunità ed evitare brutte sorprese.
Fase 4: Analizzare le royalty e la loro giustificazione
Oltre all’investimento iniziale, una franchigia genera costi ricorrenti sotto forma di royalty. In Francia, queste oscillano generalmente tra lo 0% e il 9% del fatturato (vedi tabella sopra e il mio studio completo), a cui spesso si aggiunge un contributo marketing dall’1% al 3%.
La domanda non è solo quanto pagherete, ma cosa finanzia questo pagamento. Una royalty del 7% può essere giustificata se copre animazione della rete di qualità, strumenti gestionali efficienti, formazione continua e reale supporto commerciale. Al contrario, una royalty del 3% può essere eccessiva se il franchisor vi lascia soli di fronte alle difficoltà.
Il mio consiglio: scegliete un franchisor con esperienza e una rete ben consolidata. Personalmente eviterei di firmare con un marchio che è ancora agli inizi come franchisor. Potreste pagarne le conseguenze.
Fase 5: Verificare il contenuto della formazione
La formazione costituisce il cuore della promessa della franchigia. È ciò che vi trasforma da imprenditori inesperti in operatori competenti del concetto. Ho osservato grandi differenze tra le reti: alcune offrono 5 giorni di formazione mentre altre fino a 5 settimane di accompagnamento.
Una formazione di qualità deve coprire gli aspetti tecnici, commerciali e manageriali della vostra futura attività. Deve includere un periodo pratico sul campo e prevedere un follow-up post-apertura. Attenzione a corsi troppo brevi o troppo teorici – spesso indicano una rete poco strutturata.
Durante il Franchise Expo 2026, ho ricevuto feedback molto positivi sulle formazioni “sul campo”. Il modo migliore per imparare resta fare pratica diretta. Tuttavia, ricordate che il lavoro operativo non è tutto: c’è anche il lavoro amministrativo. Una formazione deve coprire entrambi gli aspetti, soprattutto se siete “neo-imprenditori”.
Fase 6: Leggere attentamente il Documento Informativo Precontrattuale
Il DIP (Documento Informativo Precontrattuale) deve essere consegnato almeno 20 giorni prima della firma del contratto. Questo documento non è una formalità amministrativa ma il vostro principale strumento di protezione. Contiene informazioni cruciali sulla storia della rete, la sua solidità finanziaria, il numero di aperture e chiusure e le principali clausole contrattuali.
Prestate particolare attenzione a: anzianità del concetto, evoluzione del numero di punti vendita, tasso di rinnovo dei contratti e condizioni di recesso. Non esitate a far analizzare il documento da un avvocato specializzato in diritto commerciale, poiché molti DIP sono solo riassunti di informazioni approssimative trovate online.
Fase 7: Incontrare i franchisiati in attività
Nessun opuscolo può sostituire la testimonianza sul campo. Raccomando vivamente di incontrare più franchisiati della rete, possibilmente in diverse regioni e a diversi stadi di maturità. Ponete loro domande concrete:
- Il fatturato dichiarato è realistico?
- Il supporto promesso è effettivamente fornito?
- Esistono costi nascosti?
Questo approccio vi permette di rilevare eventuali discrepanze tra le dichiarazioni commerciali del franchisor e la realtà vissuta dagli operatori. Spesso a questo stadio emergono i veri punti di forza e di debolezza di una rete.
Se siete indecisi sul concetto da adottare, visitate una fiera. Tenete comunque presente che un franchisor presenterà solitamente solo i suoi migliori franchisiati.
Fase 8: Costruire un business plan realistico
Il business plan non serve solo a convincere la banca, ma è lo strumento che permette di verificare la coerenza economica del progetto. Deve includere tutti gli elementi finanziari: investimento iniziale, piano di finanziamento, ipotesi di fatturato, costi operativi e tempi di ramp-up.
Testate diversi scenari, incluso uno prudente. Nel contesto attuale, questa prudenza è ancora più importante poiché alcuni settori rimangono sotto pressione. Nel settore ristorazione, ad esempio, i dati del 2025 mostrano una crescita del fatturato solo del 2% in Francia, trainata dagli aumenti dei prezzi più che dalla frequenza dei clienti.
Fase 9: Analizzare la posizione
La posizione può determinare il successo o il fallimento della vostra franchigia. Ciò è particolarmente vero per concetti di prossimità, ristorazione e commercio specializzato. Un buon concetto può fallire in una sede scadente, mentre una posizione eccellente può compensare alcune debolezze. Vi invito a leggere il mio articolo sulla studio di mercato per una palestra per capire l’importanza dell’analisi della posizione.

La scelta della posizione della vostra franchigia deve basarsi principalmente su una corretta definizione della zona di attrazione.
Analizzate metodicamente la zona di attrazione, i flussi di passaggio, la concorrenza diretta e indiretta, la visibilità e l’accessibilità. Questo è ciò che viene definito studio di localizzazione. Verificate anche la coerenza tra il concetto e il quartiere – un ristorante di fascia alta avrà difficoltà a funzionare in una zona popolare e viceversa.
Se volete, realizziamo questo tipo di studi a partire da 1.500 €.
Fase 10: Anticipare lo sviluppo futuro
Un’evoluzione significativa del settore riguarda la crescita del multi-franchising. Durante la Franchise Expo Paris 2026, gli organizzatori hanno evidenziato l’interesse crescente per profili in grado di gestire più unità. Questa tendenza cambia le regole per i nuovi entranti.
Anche se iniziate con un solo punto vendita, pensate già ora alle possibilità di espansione. Alcune reti privilegiano candidati con una visione di sviluppo a medio termine, poiché comprendono meglio le sfide del modello e creano maggiori sinergie.
Domande frequenti sulla creazione di una franchigia
Qual è l’importo minimo per aprire una franchigia?
Non esiste un importo minimo universale. L’apporto personale varia da 15.000 € per alcuni concetti di servizi a oltre 300.000 € per marchi di ristorazione di fascia alta. In generale, considerate circa il 30% dell’investimento totale come apporto personale.
Quanto tempo ci vuole per aprire una franchigia?
Il tempo medio è tra 6 e 12 mesi, dalla firma del contratto all’apertura. Questo periodo include formazione, ricerca e allestimento del locale, oltre alle pratiche amministrative. Concetti più complessi possono richiedere fino a 18 mesi.
Si possono negoziare le condizioni di un contratto di franchising?
I margini di negoziazione sono generalmente limitati sugli elementi fondamentali (royalty, durata, territorio). Tuttavia, alcuni aspetti possono essere discussi: modalità di pagamento della quota di ingresso, condizioni di rinnovo o clausole specifiche legate alla vostra situazione.
Cosa succede se il franchisor fallisce?
Il fallimento del franchisor non comporta automaticamente la chiusura del vostro punto vendita, ma può complicarne la gestione (perdita di forniture, supporto tecnico, ecc.). Per questo è cruciale analizzare la solidità finanziaria della rete prima di impegnarsi.
Si può rivendere la franchigia?
La cessione di una franchigia è generalmente possibile, ma deve rispettare le condizioni previste dal contratto. Il franchisor dispone spesso di un diritto di approvazione sul nuovo acquirente e può imporre determinate condizioni (formazione, apporto minimo, ecc.).


















