Le ondate di calore hanno effetti economici quantificati allo 0,6% del PIL. Gli effetti variano a seconda del paese e l’Europa è particolarmente colpita. In questo articolo, analizziamo la situazione utilizzando i dati più recenti.
Le ondate di calore non sono più anomalie estive temporanee. Si stanno ormai imponendo come un fattore strutturale di rischio economico, documentato a tutte le scale geografiche. Uno studio pubblicato nel luglio 2023 stimava già il costo delle ondate di calore in 0,6 punti di PIL mondiale. Da allora, i dati si sono moltiplicati e le proiezioni si sono aggravate. Il nostro istituto di ricerca di mercato fa oggi il punto della situazione utilizzando i dati più recenti.
Contatta l’istituto di ricerca IntoTheMinds
I punti essenziali da ricordare
- -0,6% di PIL mondiale: costo stimato delle ondate di calore nel 2023 e nel 2025.
- 470 miliardi di ore di lavoro perse nel mondo nel 2021 a causa del caldo.
- -1,2% di PIL per l’Italia durante l’estate del 2025, pari a circa 25 miliardi di euro.
- In Francia, il 70% dell’economia è considerato meteorologicamente sensibile.
- Entro la fine del decennio, i costi macroeconomici per l’UE potrebbero superare i cento miliardi di euro.
Un fenomeno climatico la cui intensità sta accelerando
Il decennio appena concluso comprende gli undici anni più caldi mai registrati. Negli ultimi anni, l’anomalia della temperatura globale ha sfiorato la soglia di +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900), secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, avvicinandosi molto al limite massimo fissato dall’Accordo di Parigi.
La frequenza degli eventi estremi segue la stessa traiettoria. Negli Stati Uniti, il numero di ondate di calore all’anno è passato da circa 2 negli anni ’60 a oltre 6 negli anni 2020. A livello mondiale, le ondate di calore sono oggi tre volte più frequenti rispetto a 60 anni fa e oltre 1,2 miliardi di lavoratori sono esposti a gravi rischi per la salute (dati 2025).
7 statistiche sulle conseguenze delle ondate di calore sulla crescita economica
- -0,6 punti di PIL: costo delle ondate di calore negli Stati Uniti, in Europa e in Asia (2023 e 2025).
- -40%: riduzione della capacità di svolgere un lavoro fisico a 32°C.
- -0,9 punti di PIL: perdita stimata per la Grecia dopo 35 giorni con temperature superiori a 32°C.
- -2,2%: riduzione prevista delle ore lavorative globali a causa dello stress termico entro il 2030 (OIL), equivalente a 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.
- 470 miliardi di ore: ore di lavoro potenziali eliminate dal caldo nel mondo nel 2021.
- -12%: diminuzione della ricchezza mondiale nel lungo periodo per un aumento della temperatura di 1°C (Bilal e Känzig, 2024).
- 100 miliardi di dollari: perdite annuali dovute al caldo estremo negli Stati Uniti (dati 2024).
Ondate di calore e calo della produttività
La perdita di produttività sul lavoro è il meccanismo meglio documentato. Le soglie sono chiare: secondo l’OIL, oltre i 33°C le prestazioni di un lavoratore diminuiscono del 50%. Nel settore delle costruzioni, la produttività cala dal 30 al 40% già a partire da 30°C e si avvicina al 100% a 40°C. Uno studio di ergonomia ambientale condotto da un’università britannica ha stabilito che a 35°C la produttività diminuisce in media del 35%, mentre a 40°C il calo raggiunge il 76%.
Questi effetti persistono nel tempo. Un’analisi pubblicata nel 2024 (Costa et al.) mostra che un’ondata di calore aggiuntiva della durata di almeno cinque giorni comporta una diminuzione dello 0,2% della produttività annuale del lavoro, con effetti che possono protrarsi fino a due anni. Inoltre, le imprese aumentano gli investimenti in misure di adattamento (in particolare la climatizzazione) a scapito di investimenti più produttivi, amplificando così l’impatto macroeconomico.
Analisi per Paese: impatti molto differenziati
L’esposizione geografica e il livello di preparazione determinano in larga misura l’entità delle perdite. La tabella seguente sintetizza i dati disponibili per i principali Paesi europei.
| Paese | Impatto PIL estate 2025 | Dati storici rilevanti |
|---|---|---|
| Francia | -0,3 punto (atteso); effetto non significativo a posteriori (T2 2025: +0,3%) | Ondata di calore 2003: 15–30 miliardi € di perdite; 15.000 morti |
| Italia | -1,2% (≈25 miliardi €) | 3 milioni di lavoratori parzialmente fermi; perdite agricole del 30–50% |
| Spagna | Fino a -1,4 punti | Effetto stimato di -1 punto nel 2023; crescita T2 2025: +0,7% |
| Germania | Perdite possibili fino a 112,5 miliardi € entro il 2030 (studio maggio 2026) | Crisis del Reno 2018: -0,4% produzione annua; 2003: 7.000 morti |
| UE (totale) | -0,5 punto di PIL europeo | 43 miliardi € di perdite immediate legate agli eventi estremi dell’estate 2025 |
Abbiamo inoltre visualizzato i dati sotto forma di grafico (qui sotto), che puoi riutilizzare se lo desideri (vedi le condizioni di riutilizzo in fondo a ogni grafico).
A livello europeo emerge un dato strutturale: circa il 19% delle famiglie europee dispone di aria condizionata (maggio 2026), contro il 90% negli Stati Uniti. Gli edifici europei sono spesso progettati per trattenere il calore anziché dissiparlo, aumentando così l’esposizione di lavoratori e famiglie.
Il caso francese: alta sensibilità economica al clima
In Francia, il 70% dell’economia è considerato sensibile al clima (dati 2012). L’ondata di calore del 2003 resta il riferimento: l’impatto negativo è stato stimato tra 15 e 30 miliardi €, con perdite agricole pari a:
- 22% per i cereali
- 30% per il mais
- 9% per la viticoltura
L’estate 2025 ha mostrato un profilo diverso: la crescita francese è rimasta solida nel secondo trimestre (+0,3%) e l’istituto statistico nazionale ha concluso che non vi è stato alcun effetto significativo a breve termine delle due ondate di calore (19 giugno–4 luglio e 8–18 agosto).
Questo risultato di breve periodo non deve nascondere gli effetti di medio termine. Il consumo elettrico è aumentato del +7,1% durante la prima ondata di calore, mentre la produzione nazionale è diminuita dell’1,4%. Sul piano normativo, il 1° luglio 2025 è entrato in vigore un decreto con obblighi rafforzati (acqua, orari adattati), con sanzioni fino a 10.000 € per lavoratore.
Germania: dalla negazione alla quantificazione
L’evoluzione del dibattito tedesco riflette il cambiamento generale nella comprensione economica. Nel 2006 e nel 2015 gli effetti macroeconomici del caldo erano considerati trascurabili dagli istituti economici locali. Le analisi recenti stimano perdite potenziali per l’economia tedesca superiori a 100 miliardi € entro il 2030, descrivendo il caldo estremo come uno “shock economico strutturale”. La produttività diminuirebbe di circa il 3% per ogni grado sopra i 30°C e le perdite di PIL potrebbero raggiungere il 3% in quattro anni.
I settori più esposti
- Agricoltura: le perdite sono spesso irreversibili a causa dei cicli naturali. In Francia i formaggi AOP di montagna rappresentano 250.000 tonnellate annue e 2,4 miliardi € di fatturato, un settore direttamente minacciato dallo stress termico del bestiame. La produzione di latte può diminuire fino al 10% durante i periodi di caldo intenso.
- Energia: la domanda aumenta (condizionamento) mentre la produzione cala. Il rendimento delle centrali nucleari diminuisce di 0,12–0,17 punti per ogni grado di aumento della temperatura dell’acqua di raffreddamento. In Francia, all’inizio dell’estate 2025 sono già stati persi 93 GWh.
- Costruzioni e logistica: in Italia, nel luglio 2025 è stato firmato un accordo nazionale che rende obbligatoria la pausa tra le 12:30 e le 16:00, con un regime di cassa integrazione stimato a 30 milioni € per l’estate 2025.
- Assicurazioni: la siccità rappresenta il 52% dei sinistri climatici in Francia negli ultimi dieci anni. I danni assicurati hanno superato 1 miliardo € nel 2025, contro 3,5 miliardi € nel 2022.
I mercati che beneficiano del caldo?
Le ondate di calore ridistribuiscono i consumi tanto quanto li distruggono. Questo è evidente soprattutto quando si analizza il mercato FMCG. In Francia, le vendite di gelati sono aumentate in modo significativo nell’estate 2025 rispetto all’anno precedente, generando diversi centinaia di milioni di euro di fatturato aggiuntivo.
Un altro esempio è la domanda di dispositivi di raffreddamento. Durante i picchi di caldo, le vendite di condizionatori e ventilatori sono aumentate da cinque a dieci volte in poche settimane in alcune catene.
Oltre i 25°C, ogni grado aggiuntivo porta a un aumento del 5–7% del volume delle vendite di birra e dei segmenti correlati come le bevande No/Low. Le vendite di acqua possono raddoppiare in due giorni e aumentare del 30–40% in più giorni consecutivi. Tuttavia, questi guadagni restano parziali: nel 2015 in Francia i piatti pronti surgelati sono diminuiti del 22% e la cioccolateria del 16%.
Verso aree di esclusione economica
Oltre agli effetti congiunturali, l’aumento delle ondate di calore solleva interrogativi sul futuro di alcune regioni. In Europa si stima un aumento di 0,61 giorni di caldo estremo all’anno. Alcune aree di Grecia, Italia e Spagna potrebbero perdere attrattività economica a causa di due fattori combinati:
- Competitività: la riduzione della produttività costringe le imprese a delocalizzare verso aree climaticamente più favorevoli.
- Rischio legale e assicurativo: gli assicuratori si stanno già ritirando da aree esposte a incendi e siccità. Senza copertura assicurativa, le imprese non possono continuare l’attività.
Lo studio accademico pubblicato nel settembre 2025 da Usman et al. stima costi macroeconomici fino a 126 miliardi € per l’Unione Europea entro il 2029. A lungo termine, intere aree geografiche rischiano di diventare deserti economici, e non tutti gli Stati avranno le risorse finanziarie per farvi fronte.
FAQ: Le domande che vi ponete
Qual è il costo economico di un’ondata di calore a livello globale?
Uno studio pubblicato nel luglio 2023 stimava l’impatto delle ondate di calore allo 0,6 punto percentuale di PIL mondiale; questa stima è stata confermata per l’estate 2025. All’orizzonte 2030, l’OIL stima che una riduzione del 2,2% delle ore lavorate nel mondo costerebbe 2.400 miliardi di dollari, l’equivalente di 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Per analizzare l’esposizione del vostro settore a questi rischi, IntoTheMinds propone studi di mercato B2B su misura.
Come influisce il caldo sulla produttività dei lavoratori?
Il calo di produttività inizia già a 24–25°C secondo l’OIL. A 32°C, la capacità di svolgere lavoro fisico diminuisce del 40%. Oltre i 33°C la performance cala del 50% e a 40°C la riduzione raggiunge il 76% secondo un’università britannica specializzata in ergonomia ambientale. Un’ulteriore ondata di calore di almeno cinque giorni comporta una perdita dello 0,2% della produttività annua, con effetti che possono durare fino a due anni (Costa et al. 2024).
Quali settori economici sono più colpiti dal caldo estremo?
Agricoltura, edilizia (BTP), logistica ed energia sono i settori più esposti. In Francia, agricoltura ed energia registrano perdite misurabili già nei primi giorni di ondata di calore. In Italia, 3 milioni di lavoratori dell’edilizia e della logistica sono stati costretti a sospendere l’attività durante l’estate 2025. Gli studi di mercato B2C realizzati da IntoTheMinds permettono di analizzare i comportamenti di consumo durante le ondate di calore.
Quali Paesi europei sono economicamente più vulnerabili alle ondate di calore?
Spagna, Italia e Grecia figurano tra i Paesi più esposti. Per l’estate 2025, la perdita di PIL attesa arrivava fino a 1,4 punti percentuali in Spagna e 1,2% in Italia. La Germania, a lungo considerata poco vulnerabile, ha rivisto la propria valutazione: uno studio del maggio 2026 stima perdite economiche potenziali fino a 112,5 miliardi di euro entro il 2030. A livello UE, i costi macroeconomici potrebbero raggiungere 126 miliardi di euro entro il 2029 (Usman et al. 2025).
Come possono le imprese misurare la propria esposizione al rischio caldo?
La valutazione dell’esposizione richiede un’analisi settoriale e geografica precisa: identificazione delle attività sensibili al clima, mappatura dei fornitori esposti e stima delle perdite di produttività in base alle soglie di temperatura. IntoTheMinds supporta le imprese con studi di mercato B2B e indagini di soddisfazione clienti per valutare l’impatto delle condizioni climatiche sui comportamenti d’acquisto.
Il caldo può avere anche effetti positivi su alcuni mercati?
Sì, alcuni settori beneficiano direttamente delle ondate di calore. In Francia, le vendite di gelati hanno raggiunto 263,7 milioni di unità tra gennaio e metà luglio 2025, contro 209,1 milioni nello stesso periodo del 2024. Le vendite di condizionatori sono aumentate del +516% e quelle di ventilatori del +939% nel maggio 2026. Bevande, prodotti solari e attrezzature per l’outdoor registrano forti crescite, ma questi guadagni non compensano le perdite complessive dell’economia.















